Cinquanta chilometri attraverso la Catena Costiera, seguendo le tracce di San Francesco di Paola. Un pellegrinaggio equestre tra boschi, sorgenti e devozione, con il Tirreno come meta.
In Calabria il mare e la montagna sono più vicini che altrove.
In meno di un’ora si può passare dalle faggete della Sila, dell’Aspromonte e del Pollino al turchese delle coste. E quale modo migliore per compiere questo viaggio, se non a cavallo?
Il legame della regione con questi animali ha radici profonde.
Federico Grisone raccontava che già nell’antica Sibari i cavalli imparavano a danzare al suono della musica.
Nei secoli successivi il cavallo Calabrese divenne celebre per resistenza, agilità, frugalità e longevità, qualità custodite anche dagli allevamenti della famiglia Barracco di Crotone.
Il nostro viaggio parte da Bisignano, cittadina affacciata sulla Valle del Crati e porta d’accesso alla Sila Greca.
Da qui si raggiunge Paola, sul Tirreno, attraversando la Catena Costiera e seguendo in buona parte la Via del Giovane, uno dei quattro cammini dedicati a San Francesco di Paola.
A guidarci idealmente è Alessandro Marino, vicepresidente regionale delle Giacche Verdi Calabria e membro del gruppo Valle del Crati, che percorre ogni anno questo itinerario insieme ad altri cavalieri.
«Per noi è prima di tutto un pellegrinaggio in onore di San Francesco di Paola, patrono della Calabria. Il mare è la meta finale, ma il vero filo conduttore è la devozione».
Secondo la tradizione, il futuro santo attraversò questi luoghi tornando a casa dopo un anno trascorso come oblato nel convento francescano della Riforma di San Marco Argentano.
Il percorso conserva ancora luoghi di culto, edicole votive e punti di sosta lungo circa 50 chilometri.
A piedi occorrono tre giorni; a cavallo ne bastano due.
«Potremmo percorrerlo anche in una giornata, ma preferiamo assaporare il viaggio», spiega Marino. «La Catena Costiera è adatta al trekking equestre: i boschi non sono mai troppo aspri e non mancano sorgenti e punti di abbeverata».
Le giornate trascorrono tra vallate, soste e pasti condivisi.
«Nelle mie bisacce una tasca è riservata al mio pranzo e l’altra a quello del cavallo. Ci dividiamo equamente il carico».
Quando il santuario di Paola appare fra il verde e il blu del Tirreno, la fatica lascia spazio all’emozione.
«Questo cammino è una metafora della vita: si parte con entusiasmo, poi arrivano stanchezza e difficoltà. Ma raggiunta la meta tutto acquista significato».
È una Calabria lontana dalle spiagge affollate, osservata dalla prospettiva privilegiata di chi attraversa montagne, boschi e paesi antichi per ritrovare il mare.
E forse anche qualcosa di sé.

La spiaggia di Paola, da Wiki Commons























